Thyroid Life
09 Agosto 2022

Tiroide e vitamina D

Pubblicato il 09 Agosto 2022  •  8 minuti  • 1661 parole

È noto da tempo il ruolo fondamentale della vitamina D nella prevenzione dell’osteoporosi e di altri problemi ossei. Ma le sue proprietà non si fermano qui: recentemente ne è stato enfatizzato il potere immuno-modulatore, che rende la vitamina D un’ottima alleata per ridurre l’incidenza delle malattie autoimmuni, incluse quelle della tiroide.

Si crede che il dilagare delle succitate condizioni sia da attribuirsi anche alla carenza di vitamina D. La maggior parte della popolazione occidentale ne è infatti più o meno carente, a causa del moderno stile di vita, della latitudine e dell’inquinamento.

Cos’è e a cosa serve la vitamina D

La vitamina D, detta anche vitamina del sole, è un composto organico liposolubile, simile per struttura chimica agli ormoni steroidei (e per questo è considerata più un ormone che una vitamina).

La si trova in alcuni alimenti, soprattutto quelli di origine animale come pesce e latticini, ma essa viene per la maggior parte sintetizzata nel fegato e nei reni a partire da un precursore a sua volta prodotto dalla pelle grazie ai raggi solari. L’ormone subisce diversi cambiamenti prima di trasformarsi nelle forme biologicamente attive, che sono essenzialmente due: l’ergocalciferolo (vitamina D2) e il colecalciferolo (vitamina D3).

Come già accennato all’inizio dell’articolo, la vitamina D regola la crescita cellulare ed è nota soprattutto per il suo ruolo fondamentale nel metabolismo del calcio, dal momento che si lega a esso per trasportarlo nel circolo sanguigno; è quindi fondamentale per il trofismo di ossa e denti.

La vitamina del sole modula anche l’umore e le emozioni e si crede che chi soffre di depressione stagionale abbia una carenza di vitamina D nel periodo invernale.

Di recente ne sono state anche scoperte le proprietà sul sistema immunitario, sul quale ha un effetto riequilibrante. Scarsi livelli di vitamina D sono associati a numerose malattie cronico-degenerative fra cui quelle della tiroide (cancro, morbo di Basedow e tiroidite di Hashimoto).

È da sottolineare che non tutte le persone carenti di vitamina D hanno una malattia autoimmune, tuttavia molti pazienti autoimmuni hanno una carenza più o meno grave di vitamina D. Questo perché la vitamina del sole ha un effetto regolatore sulle cellule T del sistema immunitario, in particolare riduce le cellule produttrici di auto-anticorpi.

Carenza di vitamina D: cause e sintomi

Si stima che una parte considerevole della popolazione sia carente di vitamina D a causa della scarsa esposizione alla luce solare, che può essere riconducibile:

Al di là dello stile di vita, molte persone oggi non si espongono mai direttamente al sole perché temono gli effetti estetici e sulla salute dei raggi ultravioletti (cancro alla pelle, rughe, macchie, ecc.). Da qui l’uso abituale e talvolta indiscriminato di creme solari, cappelli e ombrelloni che interferiscono con l’assorbimento della vitamina D.

Altri fattori che possono influenzare l’assorbimento della vitamina D sono la pigmentazione della pelle, l’età e lo stato di salute generale. In particolare, le persone che soffrono di una o più delle seguenti condizioni sono predisposte a non assorbire abbastanza vitamina D:

I sintomi principali della carenza di vitamina D si manifestano a livello osseo, con un indebolimento di ossa, unghie e denti; si verifica anche un’aumentata produzione ormonale da parte delle paratiroidi (iperparatiroidismo), le ghiandole adibite al monitoraggio dei livelli di calcio nel corpo.

Il problema è tanto più grave se pensiamo che anche uno scompenso tiroideo (soprattutto un eccesso di fT4 associato all’ipertiroidismo) provoca una perdita notevole di massa ossea, in particolar modo dopo la menopausa.

Fra i numerosi altri sintomi rientrano anche la perdita dei capelli, i dolori osteo-articolari e l’emicrania.

Come ottenere la vitamina D

Secondo gli esperti, esporsi alla luce diretta del sole per almeno 10 minuti al giorno preferibilmente nei momenti di maggiore luminosità è sufficiente per produrre abbastanza vitamina D. Affinché ciò avvenga è necessario scoprire braccia, gambe, mani o viso, senza mettere creme protettive.

Per quanto riguarda la dieta, la vitamina D3 è contenuta principalmente negli alimenti di origine animale, nello specifico in alcuni tipi di latte e yogurt, nel formaggio e nel pesce (soprattutto il salmone selvatico e l’olio di fegato di merluzzo). Sebbene la vitamina D3 sia la forma biologicamente più forte, questi alimenti non vanno consumati in dosi eccessive, perché possono compromettere la salute per il loro contenuto di grassi e colesterolo. La vitamina D2 si trova invece nei vegetali e in particolar modo nei funghi.

Questi accorgimenti possono però non essere sufficienti nelle persone con malattia autoimmune, tiroidea o oncologica, per le quali può rendersi necessaria l’integrazione e l’adozione di specifiche strategie per prevenire la perdita di massa ossea (come l’esercizio fisico).

Integrare la vitamina D

Per diagnosticare la carenza di vitamina D è sufficiente un normale esame del sangue.

I laboratori possono eseguire due test diversi: 25 OH e 1,25 OH2. Di norma si usa il primo, che rileva la vitamina D che resta in circolo per il periodo di tempo più lungo. Il medico saprà indicare la giusta scelta per il caso specifico.

Secondo le linee guida, il valore minimo di vitamina D (25 OH) dovrebbe essere di 30 ng/ml (o 75 nmol/L). Risultati inferiori sono indicativi di carenza e richiedono un’integrazione.

La vitamina D è in genere prescritta in associazione al calcio e alla vitamina K2, in quanto sono tutti elementi fondamentali per la salute dello scheletro. Il calcio è la materia prima che ne costituisce i tessuti, la vitamina D3 lo trasporta nel sangue e la vitamina K2 lo fissa nelle ossa.

In commercio ci sono diversi integratori di vitamina D3, di gradazione variabile dalle 400 alle 5.000 unità giornaliere (IU) e destinati a persone in buono stato di salute. La quantità giornaliera raccomandata di vitamina D3 dagli enti di sanità è di 1.000 IU.

Oltre ai classici integratori di origine animale, la crescente diffusione del vegetarismo ha portato all’introduzione sul mercato di vitamina D3 estratta da fonti vegetali, come i licheni.

Tutto ciò che si trova in libera vendita è però destinato alla popolazione generale. Le persone con una carenza significativa necessitano di formulazioni superiori (ne esistono fino a 50.000 IU), che richiedono prescrizione medica e, essendo farmaci, possono avere effetti collaterali.

L’endocrinologo Sarfraz Zaidi, nel libro Graves’ Disease And Hyperthyroidism: What You Must Know Before They Zap Your Thyroid With Radioactive Iodine, riporta quello che secondo lui è il dosaggio idoneo in base ai referti di laboratorio, da personalizzare in base all’età, al peso, all’etnia e allo stile di vita del paziente.

La seguente tabella tratta dal libro riporta il dosaggio indicativo di riferimento per una persona adulta di circa 68 kg di peso (per persone di peso differente si possono aggiungere o togliere 1.000 IU ogni 5 kg).

Vitamina D (ng/ml, 25 OH) Dosaggio di Vitamina D3 consigliato
<20 50.000 IU/SETTIMANA PER 3 MESI
21-30 15.000 IU/DIE
30-40 10.000 IU/DIE
41-50 5.000 IU/DIE

Per massimizzare l’effetto, è consigliabile scegliere una formulazione in gocce o comunque da assumere per via sublinguale, così da entrare subito in circolo senza passare dall’apparato digerente. La vitamina D, essendo liposolubile, può infatti restare intrappolata nel grasso corporeo.

Gli integratori di vitamina D possono causare costipazione; per questo si consiglia di fare esercizio fisico e bere molta acqua.

Una volta riportati i valori nei limiti, la dose può essere diminuita a 600 IU/die, ma la situazione deve essere costantemente monitorata. Le riserve di vitamina D si esauriscono nel giro di poche settimane e, inoltre, il fabbisogno può variare nel corso del tempo. Allo stesso modo, è importante assicurarsi di non superare i 100 ng/ml, perché a quel punto la vitamina D diventa tossica.

Sempre in base alle raccomandazioni di Zaidi, l’integrazione dovrebbe anche includere almeno 1.000 milligrammi di calcio elementare (come il carbonato di calcio) al giorno. Oltre alla vitamina D è opportuno dosare anche il calcio, per tenerne sotto controllo l’andamento ed evitare che se ne accumuli troppo nel sangue provocando ipercalcemia.

L’ipercalcemia si presenta con sintomi come nausea, vomito, costipazione, scarso appetito, perdita di peso, debolezza, sonnolenza, confusione, calcoli renali, osteoporosi, aritmie cardiache e coma. Pur essendo una condizione rara, nei casi più gravi può essere fatale. In presenza dei succitati sintomi è opportuno ridurre l’apporto di calcio e dosare anche gli ormoni delle paratiroidi.

L’esperienza clinica del dott. Zaidi e altri studi di settore dimostrano che supplementare vitamina D ad alti dosaggi curando nel contempo lo stile di vita può portare alla remissione completa delle malattie autoimmuni nel giro di circa un anno dall’inizio della terapia. La vitamina D può inoltre ridurre la progressione del cancro alla tiroide.

Sugli stessi principi si basa anche il protocollo Coimbra, ora disponibile anche in Italia.

In sintesi

La carenza di vitamina D è un problema molto diffuso in Occidente, prevalentemente a causa dello stile di vita.

La vitamina D è nota soprattutto per il suo ruolo nel metabolismo del calcio e nella salute dello scheletro, ma la ricerca ne ha evidenziato il ruolo preponderante anche nella funzionalità del sistema immunitario.

Molte persone con ipertiroidismo o altra malattia autoimmune hanno infatti una carenza più o meno significativa di vitamina D, che può essere corretta con modifiche allo stile di vita e un’adeguata integrazione.

Correggere la carenza sotto la guida di un medico esperto può migliorare notevolmente il quadro clinico e favorire la remissione dai sintomi.

Fonti

NB. Le informazioni riportate in questo articolo sono state selezionate e tradotte senza l’intermediazione di un medico.

Bibliografia

Webliografia

Promo

Scopri i miei progetti professionali di sviluppo web su: