Thyroid Life
15 Ottobre 2020

Tiroide e cervello

Pubblicato il 15 Ottobre 2020  •  5 minuti  • 1048 parole

Avere un problema alla tiroide significa spesso fare i conti anche con sintomi mentali e cognitivi, legati quindi al funzionamento del cervello. Come diversi altri organi, anche il cervello soffre particolarmente gli effetti dello scompenso tiroideo.

Ansia, attacchi di panico, depressione, sbalzi d’umore e nebbia mentale sono solo alcuni degli effetti che possono derivare da un’alterazione del funzionamento della tiroide, sebbene possano sussistere anche come condizioni mediche a sé stanti.

Ad esempio, se è vero che una persona con ipotiroidismo soffrirà facilmente di depressione, una persona con una diagnosi di depressione potrebbe non avere l’ipotiroidismo.

Non è raro, poi, che un paziente arrivi alla diagnosi di iper o ipotiroidismo dopo aver già ricevuto un qualche tipo di diagnosi psichiatrica.

La salute mentale è un tema molto vasto e complicato, su cui si potrebbero aprire infinite digressioni. In questa sede ci interessa solo capire una cosa: che rapporto c’è fra tiroide e cervello?

La prima correlazione riguarda le cause scatenanti dello squilibrio: diete sregolate, instabilità glicemica, stress surrenale e infezioni intestinali non alterano solo la tiroide, ma compromettono anche la salute del cervello causando infiammazione, carenza di neurotrasmettitori e degenerazione cerebrale.

La seconda correlazione riguarda il rapporto tra neurotrasmettitori e ormoni tiroidei.

Neurotrasmettitori

I neurotrasmettitori sono sostanze chimiche che permettono la comunicazione fra i neuroni. Essi sono fondamentali nella regolazione dell’umore, del sonno, dell’appetito e del comportamento sessuale.

I principali neurotrasmettitori sono quattro: la dopamina, la serotonina, la norepinefrina e il GABA (acido gamma-aminobutirico).

Le alterazioni della chimica cerebrale tipiche dei disturbi ansioso-depressivi sono la conseguenza di uno scompenso dei neurotrasmettitori, in particolare serotonina e dopamina.

Serotonina

La serotonina è il neurotrasmettitore adibito alla regolazione dell’umore, delle emozioni e degli stati d’animo.

Quando è carente possono verificarsi i seguenti sintomi:

Dopamina

La dopamina è l’ormone della motivazione e del piacere.

Se manca, possono insorgere questi segnali:

Tiroide e neurotrasmettitori

È noto da tempo che la carenza di serotonina è uno dei fattori principali della depressione.

Le più recenti ricerche in ambito biopsichiatrico hanno concluso che le malattie psichiatriche sono caratterizzate da uno squilibrio multiplo della chimica cerebrale in cui sono coinvolti anche altri ormoni, inclusi quelli tiroidei.

La regolazione dell’umore e delle funzioni cognitive dipende quindi anche da adeguati livelli di ormoni tiroidei. La precorritrice degli ormoni tiroidei, la tirosina, è infatti usata anche per produrre la noradrenalina e la dopamina.

Nelle persone che presentano uno squilibrio tiroideo, la carenza di dopamina e serotonina contribuisce al problema rallentando la comunicazione cervello-tiroide e interferendo con la sintesi ormonale. In questo caso diventa difficile distinguere i sintomi di una carenza di neurotrasmettitori da quelli dello squilibrio tiroideo.

Fra tutti i neurotrasmettitori, quello maggiormente associato alla tiroide è la dopamina, perché stimola il rilascio di TSH e influisce sulla conversione da T4 a T3 nel cervello. La sintesi della dopamina è a sua volta regolata dagli ormoni tiroidei, che ne stimolano la produzione nel cervello e nei reni.

La carenza di dopamina è associata anche ad altre patologie cronico-degenerative come il morbo di Parkinson. 

Inoltre, l’equilibrio della serotonina e della noradrenalina (nonché del GABA) dipende strettamente dalla T3; se non c’è abbastanza T3, la serotonina diminuirà, e anche la noradrenalina non lavorerà in modo efficiente.

Lo scompenso tiroideo (sia iper, sia ipo) si accompagna spesso a un disequilibrio dei neurotrasmettitori, che a sua volta compromette ulteriormente la tiroide stessa, innescando un circolo vizioso.

Effetti dello scompenso tiroideo sulla chimica cerebrale

A livello cerebrale, gli ormoni tiroidei mantengono attive le cellule adibite all’attenzione, alla concentrazione, alla memoria, alla padronanza del linguaggio, della capacità analitica e della risoluzione di problemi complessi. Essi possono anche influenzare la dimensione del cervello, che è maggiore in ipertiroidismo e minore in ipotiroidismo.

Un effetto dell’ipotiroidismo è l’abbassamento del pregnenolone, il precursore di molti ormoni steroidei; il pregnenolone migliora la memoria e ha proprietà antidepressive ed antiinfiammatorie. Sintomi come depressione, sbalzi d’umore, letargia, nebbia mentale e aumento di peso possono essere concausati dall’incapacità delle ghiandole surrenali di fornire sufficiente energia al cervello.

Anche l’ipertiroidismo è equamente dannoso per l’equilibrio della chimica cerebrale. Nel libro Tired Thyroid, l’autrice parla di una sindrome detta “demenza ipertiroidea”, che colpisce prevalentemente le persone ipotiroidee in terapia con sola T3 (e che quindi perdono l’effetto compensatorio della rT3). La demenza ipertiroidea provoca la perdita della memoria a breve termine, della capacità di calcolo e della competenza linguistica. Un altro sintomo è soffrire di frequenti emicranie, per l’effetto della T3 sulla dimensione ventricolare.

Per capire perché gli ormoni tiroidei sono così importanti per la chimica cerebrale dobbiamo considerare che il cervello è letteralmente saturo di recettori dell’ormone T3. La concentrazione maggiore si trova negli svincoli fra le cellule cerebrali e nell’area limbica, che regola le emozioni come felicità e tristezza. Gli ormoni tiroidei inoltre regolano altri composti chimici che agiscono sul cervello, come il peptide CCK-4, strettamente correlato con gli attacchi di panico.

In sintesi

Avere un problema alla tiroide significa porre sotto continuo stress il cervello in due modi:

Lo stress cerebrale è esacerbato, oltre che dallo scompenso tiroideo, anche da un’errata alimentazione e dalla presenza di infezioni intestinali. Gli effetti si manifestano a livello cognitivo e sul tono dell’umore.

Se da un lato una tiroide sana ha un effetto protettivo sul cervello, una malattia tiroidea non trattata è garanzia di degenerazione cerebrale di entità variabile, paragonabile a quella causata dall’abuso di sostanze stupefacenti a lungo termine.

Fonti

NB. Le informazioni riportate in questo articolo sono state selezionate e tradotte senza l’intermediazione di un medico.

Bibliografia

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